Presentazione di “Valerio Verbano. Una ferita ancora aperta” al Cso Ricomincio dal faro

In occasione dei festeggiamenti per il 25° anniversario dell’occupazione del CSO Ricomincio Dal Faro…

Sabato 28 Aprile 2012 alle ore 19

Presentazione del libro “Valerio Verbano. Una ferita ancora aperta”

di Marco Capoccetti Boccia

Ore 21.30 Monologo dell’attore Tiziano Scrocca

ore 22.30 Spettacolo Teatrale di e con Attrice Contro

“Rosso Vivo”, sulla storia di Valerio Verbano

 

Ingresso + Aperitivo: 5 euro

c/o Cso Ricomincio Dal Faro, Via Del Trullo 330

http://attricecontro.altervista.org/

http://ramingo.noblogs.org/valerio-non-un-nome-su-una-via-ma-su-tutte-le-piazze-e-su-tutte-le-vie/

Posted in Generale | Leave a comment

Pin va al 15 Ottobre

Pin si aggira sorpreso tra la folla: mai vista così tanta gente in piazza tutta insieme a manifestare! Deve essere davvero una cosa importante, proprio come gli ha detto il suo commissario politico che, a proposito, ancora non si vede. Mondoboia dov’è? Dove sono i suoi compagni?

Si dice che oggi stia scendendo gente in piazza in tutte le città del mondo e proprio i suoi compagni ancora non si son visti!

Ma non importa. In questo momento Pin ha solo una gran fame.

Quando il corteo parte è tutto un gran casino: ci sono gruppi coloratissimi e altri tutti vestiti di nero, c’è gente con il casco in testa e altri con il casco in mano.

Altri senza casco, e basta.

La manifestazione è subito molto ma molto rumorosa: scoppiano bombe e petardi dappertutto.

Pin dopo il primo scoppio si butta a terra, spaventatissimo dal rumore così forte. Ma poi si rialza perché vede che nessuno dei manifestanti si è spaventato: sembrano abituati a queste strane bombe.

Il rumore è fortissimo ma nulla viene distrutto. Perché mai? Si chiede sconcertato Pin.

Quelli che li fanno esplodere devono essere davvero bravi eh, perché Pin non ne riesce a individuare neanche uno, anzi neanche capisce dove esplodono queste strane bombe che lui non ha mai visto: fanno tanto rumore ma non distruggono nulla.

Ma allora perché le tirano?

Per diventare tutti sordi?

Bah…

Pin prova a seguire tre ragazzotti completamente vestiti di nero con tanto di cappuccio tirato sopra la testa e un fazzoletto davanti alla faccia: ma non è un fazzoletto rosso, come quelli della sua Brigata e neanche un fazzoletto tricolore. É un fazzoletto nero.

Ma perché son vestiti di nero? Mica saranno fascisti? Pin prova a chiederlo a un ragazzotto che però non gli risponde. Pin non ama il colore nero perché gli fa paura, gli ricorda troppo, ma davvero troppo, quello delle camice nere, poiché Pin è troppo giovane per ricordarsi che il nero era il colore degli anarchici, quello che indossava sempre lo zio di suo cugino Metello.

Pin, che è povero, si veste piuttosto di stracci e i colori spesso e volentieri son abbinati a casaccio fra di loro.

In fondo per Pin i colori importano poco: l’unica cosa che importa è il sentiero dei nidi di ragno.

Poi Pin vede che uno di loro ha disegnata una A cerchiata sopra il suo strano zainetto.

“Ah ecco!” grida Pin, “siete anarchici non camice nere, mi sembrava strano…in fondo siete vestiti da straccioni, proprio come me! Bravi bravi”.

Pin un po’ gli stanno simpatici questi tipi e prova a parlare con loro ma sembra che nessuno lo veda o lo ascolti. Perché mai? È troppo piccolo? Ancora con questa storia?!

Pin cerca di vedere come sono fatte queste strane bombe, cerca di capire chi le tira e dove e perché non le tirano contro la polizia o contro le caserme o contro le sedi dei fascisti, ma solo negli angoli delle strade.

Ora ha capito che le tirano negli angoli per non far male a nessuno, perché siamo tanti, davvero tanti. Ma così fan diventare tutti sordi e spaventano cani e bambini di cui stranamente questa manifestazione è assai piena.

Non fa in tempo a capire che cosa stanno facendo i ragazzi con le strane bombe che a un certo punto vede che accendono dei fumogeni, bianchi, rossi e di altri colori. Ma che stanno facendo?

Ah sì, pensa Pin, li usano come copertura perché ora vorranno attaccare la casa delle camice nere che si trova a poche centinaia di metri dal corteo! Vogliono usare questi fumoni per nascondersi e attaccarla poi con le strane bombe e chissà cos’altro, pensa Pin.

“Bravi bravi! Andiamo a dare una lezione alle camice nere!”, grida Pin al vento.

Ma invece no. Proprio per niente.

“Ma perché non attacchiamo la casa delle camicie nere?!”

Pin non capisce cosa sta accadendo e vede però spuntare fuori all’improvviso una scala.

E cosa ci faranno mai con una scala?

Salgono sul tetto dell’hotel!

Ma che matti che sono!

Incredibile!

Calano uno striscione dal tetto e adesso staccano pure le bandiere…ma che diavolo fanno?!

Incredibile! Incredibile! Bruciano il tricolore! Bruciano il tricolore!

Ah…se il suo commissario politico fosse qui li ammazzerebbe! Ma dovè il commissario? Perché ancora non è arrivato? E gli altri della Brigata? Dove sono?

Parla sempre dell’internazionalismo, il suo commissario politico, eppure dice che il tricolore non si tocca, va esposto sempre insieme alla bandiera rossa: Pin gli chiede sempre: ma allora di che cavolo di internazionalismo parlate tu e il tuo grande partito?

Bah…

Ma adesso che fanno?! Che succede?!

Ma perché si mettono tutti i caschi in testa e si coprono il volto?

Ma che diavolo sta succedendo adesso? Dove vanno tutti quelli incordonati, eh?!

Bum bum bum!!!

Mondoboia è venuta giù la vetrina di questo enorme forno! Il forno è attaccato!!

Pin non aveva mai visto un forno così grande, pieno di scaffali e di luci e di ogni tipo di cibo e non solo pane.

“Bravi! Bravi! Bravi! Dai dai dai prendiamoci da mangiare, dai che c’ho fame!”, grida Pin.

Pin è felice dell’attacco allo strano ed enorme forno ma rimane stupito che quelli dell’assalto, che son entrati dentro, ora buttino la carne impacchettata per terra. “Ma che fate?! Siete matti?!”

Pin prova a fermarli, a gridargli di non buttare le cose da mangiare per terra, ma pare che nessuno lo ascolti.

Perché non hanno preso dei panini e del prosciutto? Ma cavolo non hanno fame come me?

Si chiede Pin un po’ confuso, adesso.

Pin resta esterrefatto quando viene rotta la Madonna: il suo commissario politico gli ha insegnato che non bisogna rompere i simboli della religione perché appartengono al popolo e non alla Chiesa.

Ma il suo commissario politico gli dice pure che la religione è l’oppio dei popoli.

Certe volte, a Pin, gli sembra che il suo commissario politico sia confuso come il partito a cui appartiene…

Ma che succede in questa manifestazione? Si chiede stordito Pin.

Perché sfasciano addirittura la statua della Madonna?
Oddio se li vedesse Don Pietro volerebbero schiaffoni per tutti! Più forti dei manganelli della celere!

Eppure quel ragazzo che rompe la statua della Madonna non viene fermato da nessuno ma tanti e tanti lo incitano e lo applaudono! Un po’ di altra gente però gli grida “teppista, fascista, via di qui”.

“Ma no, ma no, fermi che fate? Non è un fascista, non sono fascisti! Anche io mi sono sbagliato prima! Sono anarchici! Ma che non sapete riconoscere la differenza? Sono compagni come noi, fermi non li spintonate!”.

Ma perché alcuni si incazzano così tanto con quelli vestiti di nero? In fondo è solo una statua della Madonna, e che sarà mai! Ma questo non è un corteo di comunisti e anarchici? Pensa Pin sempre più confuso.

Pin è sempre più stordito: qui succede tutto e il contrario di tutto, e che cavolo!

Eppoi quella statua è una rappresentazione falsa: lo sanno tutti che la Madonna era ebrea nata in Palestina, provincia dell’Impero Romano. Non era quindi né bianca né bionda!

Ma poi che ve frega?

“Pensiamo a decidere dove andare forza!”, grida Pin.

“Andiamo al Palazzo del Governo, no?! Esatto?!”

“Forza attacchiamo il palazzo del Governo fascista!” grida Pin all’impazzata.

Ma il corteo sembra andare da un’altra parte, verso Piazza San Giovanni.

“Ma forse i fascisti hanno spostato la sede del governo? L’hanno messa a San Giovanni?”, chiede Pin, poco pratico della città.

Pin inizia ad aumentare il passo, il fumo dei fumogeni e delle strane bombe ormai ha oscurato tutta la strada che porta dal vecchio Colosseo fino all’angolo ove tutto si fermerà, almeno così dicono.

Il camion si fermerà, il corteo non entrerà nella grandissima piazza San Giovanni e tutto dovrebbe finire, non s’è capito ancora come, però. Ma tutto dovrebbe finire.

Quelli del camion dicono che non entreremo in piazza: ma allora dove diavolo andremo?

Ma soprattutto per quale cavolo di motivo il camion con tutte quelle persone che lo seguono continua ad andare dritto proprio verso Piazza San Giovanni?

Pin è confuso, ma, in questa confusione vede che un gruppo di manifestanti sembra avere le idee chiarissime: sembrano molto seriosi non si lasciano sconvolgere da quello che accade intorno a loro, sembrano decisi e determinati, sono tutti incordonati, hanno felpe nere, oppure rosse, hanno tante bandiere rosse senza falce e martello ma con una stella ove brilla la scritta Autonomia.

Questi non tirano bomboni a cazzo di cane ma avanzano uniti e compatti, forse verso il sol dell’avvenire, direbbe il suo commissario politico, se non li accusasse di essere estremisti malati infantilisti o come cavolo dice lui.

All’angolo del bar dedicato alle due squadre più importanti della capitale Pin si trova insieme a un sacco di gente. Questi autonomi e tanti anarchici e tanti ragazzotti vestiti di stracci come lui ma tutti egualmente determinati e arrabbiati. Dietro le sue spalle Pin vede un sacco di fumo, fumo nero di un incendio, che Pin sa bene distinguere da quello bianco dei lacrimogeni.

“Ma cosa diavolo sta andando a fuoco laggiù?”, grida Pin ai manifestanti accanto a lui.

Ma a Pin non risponde nessuno forse perché un secondo dopo parte la carica dei blindati.

Nessuno sbirro scende a piedi per picchiarli ma provano a tirare giù i cordoni caricandoli direttamente coi blindati: cazzo che paura che fanno!

Pin scappa scappa scappa insieme a tanta altra gente arrabbiata e pronta allo scontro ma pronta anche a scappare.

Ma Pin vede che un gruppetto di gente particolarmente arrabbiata e determinata non ci sta a scappare senza far nulla, senza difendersi e allora li vede reagire alla vecchia maniera, finalmente: niente semplice lancio di bomboni stavolta. Provano a costruire una difesa seria in questa strada larga e lunga come il lungomare di Genova: provano a fare una bella barricata mettendo in mezzo le macchinone parcheggiate ai lati per impedire ai blindati di arrivare fin addosso ai manifestanti.

Pin all’improvviso vede un tizio, con la bandiera rossa, che prova a coordinare le azioni di resistenza: ma in pochi gli danno retta, lui si sgola e grida che non bastano cassonetti e transenne di ferro per bloccare i blindati ma servono delle vere e proprie barricate con le macchine, che vanno pure incendiate all’occorrenza e poi da dietro le barricate, al riparo dalla violenza dei blindati si può cantare slogan e lanciare bomboni e pietre e bottiglie quanto si vuole. Ma solo al riparo delle barricate.

Ma questo vecchio comunista pare sia ascoltato da pochi, i ragazzini vestiti di nero perlopiù mordono e fuggono, alla scozzese, e sembra che stiano facendo una rissa da stadio invece che uno scontro di piazza con i migliori reparti della polizia italiana.

Mondoboia dov’è finito il camion?

Ma dove sono finiti tutti quei compagni che megafonavano e gridavano tanto, adesso? Si chiede Pin sempre più smarrito e confuso.

Non ci si capisce più niente, proprio niente.

Il corteo è stato spezzato in due tronconi e nessuno si preoccupa di riunirlo

Non c’è un’organizzazione, gli direbbe il suo commissario politico.

E su questo Pin non può che dargli ragione.

Anche se Pin si chiede: dove cazzo sta adesso che serve il commissario politico e tutti i grandi del partito? Ma dove sono finiti tutti i grandi capi e compagni adesso che serve un po‘ di aiuto e di esperienza?

Dormono da piedi???

Il dilemma se andare in piazza o no alla fine l’ha sciolto la polizia: con una bella carica ha spinto di gran lena tutti coloro che non volevano andarci, lì dentro, mentre ha lasciato fuori, paradossalmente, tutti quelli che ci volevano andare.

La polizia ha un senso dell’umorisimo tutto suo, si sa.

Il problema è che ora non riesce più a cacciarli dalla grande piazza i manifestanti che non ci volevano andare.

Pin compreso.

Le cariche si susseguono una dietro l’altra: ma ad esse si susseguono anche le controcariche dei manifestanti! Che non demordono, non si arrendono, non mollano.

E così Pin si accomoda tranquillo a vedere il gran balletto tra l’idrante della polizia e un gruppo di manifestanti che, ben nascosti come banditi di Sherwood fra la foresta, si son appollaiati fra gli alberi e le siepi del giardinetto al lato della grande e vecchia Basilica.

Mondoboia sarà un’ora che son piazzati lì e non riescono a tirarli fuori: che grandi che sono!

Adesso Pin e il gruppo cui si è unito vengono caricati da più lati e spinti fuori dalla piazza mentre altri gruppi restano imbottigliati dalla celere fra la statua di San Francesco e la Basilica del Santo Giovanni.

Pin si aggira fra le fiamme dei blindati che bruciano e il fumo dei lacrimogeni che si fa sempre più acre e amaro quando una spruzzata d’acqua fredda lo investe all’improvviso.        I poliziotti lo hanno preso in pieno inzuppandolo come un pulcino nero. I soliti stronzi.

Il suo fantasma si aggira senza che nessuno lo ascolti.

Marco Capoccetti Boccia

Di prossima pubblicazione sul numero 17 della rivista “Laspro”

Posted in Generale | Leave a comment

Presentazione de “Valerio Verbano una ferita ancora aperta” alla Casa della Memoria e della Storia

Il Circolo Gianno Bosio presenta:

“Valerio Verbano una ferita ancora aperta. Passione e morte di un militante comunista”
di Marco Capoccetti Boccia
Castelvecchi Editore

Giovedi 23 Febbraio ore 17.30
Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales, 5

Introduzione a cura del Circolo Gianni Bosio
Relazioni a cura di Michele Colucci e Guido Panvini

Sarà presente l’autore

 

Michele Colucci è ricercatore presso il Cnr, Istituto di studi sulle società del mediterraneo. Insegna storia contemporanea presso l’Università della Tuscia e presso il master in Politiche dell’Incontro e della Mediazione Culturale all’università Roma 3.

Gli interessi scientifici ruotano prevalentemente attorno allo studio della storia contemporanea, con particolare attenzione verso i fenomeni migratori. Si occupa di storia del lavoro e di storia delle istituzioni. Collabora regolarmente con l’Imes (Istituto meridionale di storia e scienze sociali), il Centro Studi Emigrazione di Roma, il Museo storico della liberazione di via Tasso di Roma, il Museo regionale dell’emigrazione di Gualdo Tadino (Pg), la Fondazione Migrantes.

Per Donzelli ha pubblicato, fra le altre Lavoro in movimento. L’emigrazione italiana in Europa, 1945-57, Donzelli, Roma 2008

 

Guido Panvini è dottore di ricerca presso l’Università della Tuscia (VT) e svolge attività di ricerca all’Università degli Studi di Macerata. Studioso della violenza politica e del terrorismo dell’Italia degli anni Settanta, è autore di articoli e saggi pubblicati in libri e riviste scientifiche.

Si laurea nell’a.a. 2002/2003 con il voto di 110/110 e lode presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza , con una tesi di Storia Contemporanea, relatore Prof. Vittorio Vidotto, intitolata “Conflittualità giovanile nella Roma degli anni ’70. Lo scontro tra estremismo di destra e sinistra extraparlamentare. Dalle origini al terrorismo diffuso (1969-1980)
Per Einaudi ha pubblicato Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta (1966-1975) («Einaudi Storia», 2009).

“A Roma la figura di Valerio Verbano è stata assunta a simbolo dell’antifascismo militante dal movimento antagonista in tutte le sue declinazioni e negli anni, dal momento del suo omicidio a oggi, sono state organizzate, ogni 22 febbraio, manifestazioni che lo ricordano. Questo libro, attraverso una ricerca e una lettura accurata di fonti d’archivio, fonti processuali, fonti documentali e fonti orali ne racconta la vita, la militanza politica e l’assassinio”.

Su:

http://ramingo.noblogs.org/valerio-non-un-nome-su-una-via-ma-su-tutte-le-piazze-e-su-tutte-le-vie/

è disponibile la mostra dei manifesti dedicati a Valerio Verbano dal 1980 al 2011.

Posted in Generale | Leave a comment

Tutte\i Libere\i !!!

Il giorno 9 febbraio si è tenuto il processo contro Robert, giovane compagno di Varese arrestato il 15 ottobre, per il quale l’allora ministro Maroni chiese l’espulsione immediata. Robert è stato condanato a due anni, da scontare ai domiciliari, per resistenza pluriaggravata e lesioni a tre agenti di polizia. E’ stato condannato a pagare le spese processuali e il risarcimento danni contro Atac, Ama e Roma Capitale, che si sono costituiti parte civile. Una sentenza scandalosa, una sentenza tutta politica che mira a spaventare Robert, la sua famiglia, i suoi amici e amiche. Che vuole essere un deterrente per chiunque voglia continuare a ribellarsi. Dopo la condanna a tre anni e 4 mesi a Giovanni, che dal 15 ottobre si trova in carcere per il reato di resistenza pluriaggravata, ecco un nuovo capro espiatorio che paga per tutte e tutti noi, per la rivolta di piazza contro la brutalità delle forze dell’ordine, il 15 ottobre 2011. La repressione contro il movimento è sempre più intensa, come tutte e tutti sappiamo, il 26 genaio sono stati arrestati molte militanti NO TAV in tutta Italia, molti di loro sono tutt’ora sottoposti a diverse forme di detenzione: in carcere, ai domiciliari, con obbligo di firma o dimora. A loro va tutta la nostra solidarietà militante, così come dimostrato lo scorso 28 gennaio quando abbiamo manifestati davanti al carcere di Regina Coeli in solidarietà con Damiano, compagno de l’Università La Sapienza, che ora è stato scarcerato e si trova ai domiciliari.

Sit-in e comunicati, però, non bastano; dobbiamo far sentire forte e generosa la nostra solidarietà. Alcune compagne e compagni si sono attivate, non solo per dare un appoggio concreto a chi è denunciato o a chi si trova tuttora in carcere ma anche per costruire una rete di relazioni  e collaborazioni duratura nel tempo, che si muova contro il carcere i cie e che mantenga viva l’attenzione sul tema della repressione più in generale. Abbiamo chiamato “Evasioni” questa rete solidale, che vorremmo aperta ai contributi di tutte e tutti coloro che vogliono immaginare una società che non si basi sulla reclusione e sull’allontanamento.

Per continuare a tenere viva la solidarietà nei confronti dei denunciati della giornata del 15 ottobre e per non lasciare sola o solo chi continua ad essere rinchiuso dentro una cella maledetta lanciamo: che nessun* resti sola!

Partecipiamo in massa ai prossimi processi a Piazzale Clodio:

14 Febbraio, ore 12:00 processo contro Ilaria e Stefano, arrestati il 15 ottobre

17 Febbraio:

ore 9.00 conferenza stampa e presidio per il processo contro i compagni solidali con la Palestina lanciato dalla Rete romana di solidarietà per la Palestina

ore 11 presidio contro il processo ai compagni e alle compagne della ex scuola occupata 8 Marzo di Magliana

22 Febbraio ore 9: processo contro due ragazzi arrestati dopo il 15 ottobre

23 Febbraio ore 10 presidio a Piazza Cavour per l’udienza in Cassazione del processo contro la Rete del sud ribelle

Evasioni

Rete contro il carcere, i Cie e la repressione

Posted in Generale | Leave a comment

No alle Olimpiadi a Roma!

Quando con mio padre passavamo in macchina sull’olimpica mi diceva sempre la stessa cosa: questa strada fu costruita per le olimpiadi di Roma ’60.

Prima non c’era.

E’ una strada utilissima perché collega un pezzo di città con un altro pezzo di città: velocemente, molto velocemente. Ma c’era sempre una nota di tristezza nella sua voce quando diceva questa cosa poiché in fondo Villa Pamphili, la più bella e grande Villa di Roma, vero polmone verde della città, era stata ferita. Era ancora viva, sì, ma era stata ferita tagliata in due..profondamente e per sempre, a meno che qualche pazzo visionario sognatore un giorno non chiuda la strada, quel tratto dell’olimpica, e la riempia di nuovo di terra e alberi…

Forse era quello che in fondo desiderava mio padre, perché prima dell’Olimpica, Roma era una città più piccola e più lenta, con più prati selvaggi e meno cemento, con più alberi e meno palazzoni grigi. Era la Roma in cui lui girava in bicicletta per andare a consegnare il latte prima di andare, a piedi, a scuola. Era la Roma in cui si giocava a pallone in campetti improvvisati di terra, poca, e sassi, tanti. Era la Roma in cui lo sport si diceva fosse ancora una passione popolare, soprattutto il calcio e il ciclismo.

Poi con le Olimpiadi divenne l’industria che tutte/i conosciamo oggi.

Ma queste sono ricostruzioni nostalgiche che poco contano e forse neanche son del tutto vere.

Quello che è vero è che Roma non ha bisogno delle Olimpiadi nel 2020 poiché con esse si arricchiranno solo politici, palazzinari, banchieri, assicuratori, speculatori di ogni sorta e malavitosi e malavitosetti vari. A impoverirsi e a soffrire sarà certamente  la città, dove aumenteranno i metri cubi di cemento e i morti sul lavoro (do you remember quanti ne morirono nei cantieri della maledetta Italia ’90?).

Roma non ha bisogno di ingrandirsi ma di ridimensionarsi. Di rimpicciolirsi proprio, direi. Roma ha bisogno di recuperare palazzi abbandonati al degrado e alla speculazione e ristrutturarli al fine di dare casa ai senza casa, di aprire ospedali e presidi sanitari, biblioteche pubbliche e centri anziani, asili e scuole, palestre popolari e non di chiudere spazi socio-sanitari come hanno fatto finora le giunte di centrodestra e le giunte di centrosinistra. Roma ha bisogno di diventare a misura di bambina\o innanzitutto, prima di continuare a essere a misura di speculatore.

Stiamo ancora pagando lo scotto dei mondiali di nuoto, pensate che disastro ecologico-sociale porteranno in città le Olimpiadi!

E infatti, chi le sostiene oltre ad Alemanno e la Polverini, la Camera di commercio e la Fondazione Roma? I professionisti e le professioniste dello sport, da Totti il Pupone (ma a proposito quando crescerà mai?) fino a quel fascista di Buffon, passando per quell’antipatica della Pellegrini per finire con quell’idiota evasore di Valentino Rossi. Tanto a loro che gliene importa, saremo noi a vivere fra buche e cantieri infiniti (come se ce ne fossero pochi in città..), fra trasporti pubblici ancora più stracolmi e sempre meno efficenti, fra cartelloni pubblicitari sempre più invadenti al punto che ce li ritroveremo pure sui singoli balconi, per non parlare di quanto aumentaranno le merci, tutte, in città.

Le Olimpiadi saranno un disastro: fermiamole fino a che siamo in tempo.

Le Olimpiadi non saranno in alcun modo un bene comune per la città, ma solo una calamità non naturale ma capitalistica… impediamo che si facciano !

Rispondiamo noi all’appello di Alemanno e degli sportivi a Mario Monti: mandiamoli dove si meritano e lottiamo per un nuovo modello di sviluppo socio-culturale della città, che non preveda le Olimpiadi e i grandi maledetti eventi nel proprio percorso.

Marco Capoccetti Boccia

Posted in Generale | 1 Comment

Solidarietà alle compagne femministe e lesbiche del “22″

Ancora una volta.

Dopo gli attentati dello scorso dicembre, dopo la cena solidale autorganizzata dalle compagne del 22 lo scorso 13 gennaio, dopo la ristrutturazione della sede e in particolare della porta, ancora una volta uomini sessisti, lesbofobici  hanno colpito al buio, al riparo omertoso del silenzio che li protegge.

La notte fra il 24 e il 25 gennaio hanno disegnato “cazzi” e scritte lesbofobiche sui murales ove sono disegnati i volti delle donne, hanno messo la colla nel lucchetto per rendere inagibile la sede stessa.

Chi è stato?

Ovviamente non lo so, ma so perfettamente in quale clima agiscono questi  lesbofobici antifemministi: in un clima di odio verso le compagne, verso le lesbiche, verso le femministe. Un clima che si respira in quella Via da anni, tanti, troppi anni. E chi la frequenta, per un motivo o per l’altro da più di ventanni come il sottoscritto, lo sa bene.

Alle compagne femministe e lesbiche del 22 va espressa la solidarietà concreta e militante, anche e soprattutto da parte di noi uomini, poiché le compagne del Movimento lo fanno da sempre, al fine di rompere quel muro di omertà che alberga da anni in quella che fu la mitica Via dei Volsci e che oggi è luogo di episodi quotidiani di sessismo, lesbofobia, prevaricazione. Lo è da almeno 13 anni, non c’è nessuna novità in questi attacchi contro le compagne, se non per chi ha la memoria corta, ovviamente.

Perché continuano ad attaccare la sede delle compagne?

Perché sono lesbofobici e antifemministi, ovviamente. Ma questa spiegazione non basta, non è sufficente a spiegare l’odio e il disprezzo che manifestano questi attacchi continui al 22. Perché costoro si stanno accanendo impunemente contro le compagne? Spetta a costoro a loro dirlo, pubblicamente: che lo facciano, se ne hanno il coraggio.

Ma alla fine anche questo importa poco. Quello che importa davvero è che è  tempo che noi uomini, che noi compagni, si prenda la parola in maniera decisa, in maniera chiara e solidale, affinché il muro del silenzio omertoso in cui agiscono questi maledetti si rompa definitivamente. Non importa se dovremo usare volantini o comunicati, se dovremo usare la rete o le classiche riunioni nelle sedi politiche o nei centri sociali. Importa che noi uomini, noi compagni, si prenda la parola individualmente e collettivamente contro la lesbofobia, contro il maschilismo, contro il patriarcato che guida la mano degli attacchi al 22.

E’ ora di dire basta

 

Posted in General, Generale | Leave a comment

PRESIDIO A REGINA COELI

A tre mesi di distanza dalla giornata del 15 Ottobre, c’è ancora chi continua a scontare la repressione degli apparati giudiziari dello Stato.
6 ragazzi, di cui 5 minorenni, sono denunciati a piede libero, in 9 si trovano agli arresti domiciliari, due ragazze  hanno gli obblighi di firma, mentre Giovanni, condannato a 3 anni e 4 mesi, resta ancora rinchiuso in carcere.
Nonostante l’accanimento giudiziario nei confronti delle persone arrestate e la gogna mediatica montata ad arte su quella giornata, chi crede  sia indispensabile ribellarsi allo stato di cose attuali ha espresso tenaciemente la propria solidarietà: le iniziative a supporto delle spese legali e a sostegno di chi è recluso, i presidi e i saluti dinanzi ai carceri di regina coeli e rebibbia, la presenza nelle infami aule dei tribunali durante i processi sono i gesti che disegnano il volto comune di tutti/e coloro che quotidianamente vogliono rompere le mura dell’indifferenza.
Per continuare a tenere viva la solidarietà nei confronti dei denunciati della giornata del 15 ottobre e per non lasciare solo o sola chi continua ad essere rinchiuso dentro una cella maledetta, lanciamo un appuntamento per sabato 28 Gennaio, alle ore 13, durante l’ora d’aria dei detenuti del carcere di Regina Coeli, al faro della Passeggiata del Gianicolo.
Microfono aperto e casse puntate verso Regina Coeli, per farci sentire da Giovanni e da tutti coloro che che sono privati della loro libertà.

Affinchè le persone non finiscano dove comincia il carcere, la solidarietà è un’arma.

Libertà per tutti/e

Evasioni

Posted in General | Leave a comment

Campagna abbonamenti per Laspro !

CAMPAGNA ABBONAMENTI LASPRO 2012

«La nostra scrittura si nutre di suole consumate e copertoni usurati.
Vibra solo se in movimento»



Con il passaggio a 8 pagine e una redazione rinnovata nelle risorse e nei contenuti, Laspro torna con nuova linfa a battere lì dove non arriva la letteratura con la L maiuscola.
Nelle città e nelle periferie, nei posti del lavoro precario, nelle fabbriche, la narrativa e il giornalismo militante ritornano a raccontare la quotidianità di una Crisi non solo economica, ma anche culturale.

abbonati e fai abbonare a Laspro Rivista di Letteratura Arti & Mestieri
la riceverai direttamente a casa ogni due mesi (1 anno/ 6 numeri)
Con PayPal su


oppure inviare una mail con nome e indirizzo a ordini@lorussoeditore.it
e versare 10 euro sul ccp 8555571
intestato a
Luigi Maria Lorusso – via di Settecamini 99 00131 Roma
specificando la causale “Abbonamento Laspro”
Posted in General | Leave a comment

Ritorna la Grande Festa Laspriana !

Venerdì 20 Gennaio presso il San Rock Club di Via Casilina, 607 dalle ore 19 in poi

Grande Mostra degli illustratori e delle illustratrici di Laspro, con tavole di:

Aladin Al Baraduni; Jasmin Cacciola; Valeria Crociata; Lamerti; Lisa; Marta Mancini; Daria Marisi; Tommaso Medugno; Luisa Montalto; Nikky; Nicola Rotiroti; Tso.

Reading Laspriano a cura di Cristian Giodice, direttore di Laspro

Interpretano le attrici e l’attore:

Barbara Amici, Valentina Di Odoardo, Daniele Miglio

musici: Jennifer Clementi – Flauto Traverso Massimo Gervasi – Pianoforte Claudio Sica – Chitarra

a seguire: EA.CRI dj set

Posted in General, Generale | Leave a comment

Solidarietà alle compagne femministe di Via dei Volsci 22

Ancora una volta i lesbofobici fascisti sessisti hanno colpito la storica sede femminista di Via dei Volsci 22. Maledetti !!! Per l’ennesima volta in questi ultimi 10 anni la mano infame di qualcuno ha colpito una sede femminista autorganizzata e antagonista storica, che fra le ultime in quel di San Lorenzo e in particolare di Via dei Volsci si batte per una società libertaria, antisessista, antimaschilista, antirazzista, antifascista. Esprimo e credo sia il minimo che tutte e tutti dobbiamo fare lo stesso, la massima solidarietà militante alle compagne, solidarietà politica, cercando di controinformare sull’attentato, sulla sua natura, sulle sue motivazioni e sui suoi obiettivi reali: chiudere una sede femminista. Ma va anche espressa una solidarietà materiale finanziando tutte e tutti la ricostruzione della sede. Ospitare nel mio piccolo blog il comunicato delle compagne mi sembra il minimo, fate altrettanto, grazie

Comunicato delle compagne:

La porta scoppia… 22resiste! venerdì 13 gennaio h20

La porta scoppia… 22resiste!

Nella settimana dal 24 dicembre al 3 gennaio 2012, 5 attacchi esplosivi hanno colpito la sede di femministe e lesbiche di via dei Volsci 22. Attacchi che hanno danneggiato in maniera grave la porta e l’interno della sede.
Sono otto anni che questo genere di attacchi si ripetono durante le feste di fine anno, sempre più alla luce del sole e con modalità sempre più gravi.
Attacchi intimidatori di matrice patriarcale, lesbofobica e fascista, che colpiscono un luogo che ha raccolto negli anni le molteplici esperienze politiche di donne e lesbiche, che ha ospitato autorganizzazione e saperi. E’ da molto tempo ormai che alle “goliardate” si è sostituito un tentativo di espulsione dalla via, in una fase in cui la speculazione immobiliare e l’esproprio di luoghi collettivi mette in ulteriore difficoltà la nostra presenza sulla strada.
Ma le condizioni di difficoltà che attraversa questo territorio sono oramai note a tutte e tutti.
Di fronte a un contesto così difficile siamo riuscite come femministe e lesbiche, a dare vita nella città a esperienze che hanno avuto momenti alti di visibilità e sono state un momento forte di crescita collettiva. Prendiamo forza dai nostri percorsi e diamo valore a quello che abbiamo costruito!
Noi tutte sappiamo per nostra esperienza e per quella delle altre che sono molte le circostanze per le quali i movimenti e i percorsi collettivi attraversano momenti di forza e anche fasi di frammentazione e difficoltà, per questo è importante che i luoghi liberati da alcune restino liberati per le altre, in modo da accogliere sempre “il possibile” delle esperienze politiche di tutte le femministe e le lesbiche.
Invitiamo tutte a partecipare a una serata di autofinanziamento dei lavori necessari al 22 e di presenza collettiva nella sede e nella strada, per ribadire con i nostri corpi che alle intimidazioni e ai tentativi di espulsione rispondiamo con la resistenza e la lotta.

La porta scoppia… ci scappa la riffa!!

venerdì 13 gennaio in via dei volsci 22

dalle 20 > cena esplosiva vegetariana e vegana

dalle 22 > estrazioni di scoppiettanti premi femministi

VI ASPETTIAMO!

Posted in Generale | Leave a comment