ramingo

Epifani e Marchionne, sempre d'accordo

— Inviato da ramingo @ 12:05

Beh, immagino che lo avrete letto tutti.Ancora una volta Epifani e Marchionne si trovano d'amore e d'accordo sulla necessità di rifinanziare con fondi pubblici la Fiat. Per rilanciare il mercato dell'auto, per rilanciare una grande risorsa nazionale (...) affinché non si perda in competitività con le marche automobilistiche straniere.

Quante cose si potrebbero dire su questo loro trovarsi d'accordo...

Allora provo a dirne io alcune, se volete aggiungetene voi altre 

Innanzitutto si potrebbe dire che è quantomeno strano che Epifani e Marchionne sono più le volte che vanno a braccetto che le volte che confliggono, visto che ognuno di loro rappresenta interessi inconciliabili, o che dovrebbero essere tali per via della famosa contraddizione capitale-lavoro...

Si potrebbe dire i soldi per la scuola e la sanità e l'assistenza sociale pubblica non si trovano, semmai diminuiscono, mentre invece quelli per la Fiat, azienda privata che dovrebbe vivere solo di libera concorrenza e della cosiddetta mani invisibile del mercato, ci sono sempre, sempre, sempre.

Si potrebbe dire che nessuno dei due riflette sull'importanza di ripensare il mercato dell'automobile e l'automobile stessa come mezzo privato di trasporto, in un momento di crisi mondiale del petrolio, di surriscaldamento globale, di inquinamento totale.

Nessuno dei due prende in considerazione il concetto di decrescita e redistribuzione, il concetto di uso pubblico del trasporto e dllo sviluppo non solo possibile ma addirittura necessario di mezzi non inquinanti o poco inquinanti come bicicletta, treno, tram a svantaggio dell'automobile privata.

 Si potrebbero dire tante belle cose su questo loro insensato andare d'accordo sul finanziamento pubblico della Fiat, che ci dicono necessario per salvare il posto di lavoro a tante operaie e tanti operai. 

Si potrebbe innanzitutto dire che nessuna e nessuno crede più a questa loro ipocrita bugia.

Si potrebbe dirlo sui giornali e in televisione, alle radio e su internet.

Ma mi sono accorto che siamo in pochi a dirlo, per cui svegliamoci e diffondiamo controinformazione su questo loro egoistico e insensato accordo. 

ecco, si potrebbero dirlo addirittura a Epifani e Marchionne, ma credo che non riuscirebbero nemmeno a sentirci mentre corrono dentro le loro belle auto blu blindatissime.. 

 

by ramingo 

 

 

 


2 Ottobre 1992

— Inviato da ramingo @ 11:52

Buongiorno,

sto raccogliendo testimonianze scritte e orali da allegare in un volume autoprodotto sulla manifestazione di Roma del 2 ottobre 1992,quando la polizia e i carabinieri caricarono violentemente in Via Merulana, ferendo e fermando centinaia di studenti.

Ma forse ancor peggio della carica fu l'ignobile e connivente comportamento del sindacato e in particolare della cgil, che colpevole di aver firmato un pessimo accordo con governo e confindustria nel luglio precedente, era contestata da mesi dai suoi stessi iscritti, da migliaia di operai, da studenti e militanti dei centri sociali in tante manifestazioni sparse per l'Italia. Nella manifestazione di Roma scattò quindi la trappola, la durissima repressione, la vendetta per le contestazioni dei giorni prima, guarda caso nei confronti degli studenti medi rei di offrire una sponda troppo solidale e forte agli operai, ai precari e ai disoccupati che a migliaia scendevano in piazza.

Le foto degli studenti medi con le teste rotte occuparono i giornali per giorni e giorni e le accuse alla cgil di connivenza, infamia, furono durissime e fatte non solo dai soliti autonomi..

Via Merulana in quei giorni divenne una specie di Via Crucis, dove andar a vedere i resti della battaglia, o meglio della carneficina...

Chi non ricorda la famosa vetreria andata in frantumi causa studenti schiacciativi dentro dalla celere?

Chi non ricorda le difficoltà degli infermieri e delle infermiere  dal San Giovanni e del Policlinico a curare i manifestanti tanto impregnati erano i loro corpi del fumo dei lacrimogeni ?

Chi non ricorda le macchie di sangue sulla strada e sul marciapiede rimaste lì per giorni..molto splatter a raccontarlo, da far arrabbiare e rabbrividere allo stesso tempo a ricordarlo...

Scrivetemi pure a: caposyrus@bruttocarattere.org

Per non perder la memoria


Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

— Inviato da ramingo @ 12:27

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Mi sono appena iscritto alla nuova scuola.
Neanche tre giorni che sono iscritto e già sciopero.

Arrivo in piazza praticamente da solo, con gli altri del mio gruppo ho appuntamento proprio sotto questo Mc Donald di merda, che spero un giorno devasteremo definitivamente.
Non come l’anno scorso, quando dopo neanche un giorno aveva già riaperto.
Sono qui con mezz’ora di anticipo.

Incontro quella stronza della Lo Bianco. Si proprio lei, quasi non ci posso credere nel vederla qui. La professoressa dei Cobas che mi ha bocciato a settembre, impedendomi di fatto di riscrivermi alla mia bella scuola del ghetto. Costringendomi a emigrare in una bella e autoritaria scuola del centro. Un brutto segno incontrare la Lo Bianco. Ho pure indossato la mia camicia porta sfiga, un altro brutto segno.
Forse, avrei dovuto capirlo che le cose sarebbero andate male…
Lei mi saluta.
Io la guardo male e le giro le spalle.
Avrei dovuto mandarla affanculo?
Forse picchiarla?
La mia maledettissima parte buona di cuore emerge sempre in queste situazione e mi impedisce di essere cattivo, spietato. Come dovrei, vorrei.

La piazza si sta riempiendo. Sarà una giornata tosta, si sente nell’aria. Bandiere dei Cobas e degli altri sindacati di base. Ci sono pochi autonomi. Ma dove stanno mi chiedono gli altri. Già, dove stanno mi chiedo anch’io. Una parte dei miei compagni autonomi è qui con me, gli altri sono in piazza. La nostra struttura è divisa in due. Ma gli altri ?
Boh…
Noi comunque ci prepariamo, al meglio.
Oggi sarò responsabile del servizio d’ordine degli studenti medi autorganizzati, che cazzo! Che cosa ridicola. Di cui però ne vado comunque orgoglioso. Che stupido vanitoso che sono, lo so.

Dell’ex mitico servizio d’ordine dell’autonomia romana non si vede neanche l’ombra. Noi schieriamo il nostro, al meglio.

Le barricate chiudono le strade ma aprono le vie. Questa vecchia scritta campeggia sul muro. Fatta e rifatta mille volte. Non sappiamo che ci chiuderanno a noi dentro una via, un quadrato perfetto, da cui usciremo solo sanguinanti.

Quello che ci aspetta ancora non lo sappiamo. Di fatto non abbiamo ancora girato l’angolo, non siamo ancora su via Merulana.

Partiamo.

Attraversiamo Piazza della Repubblica e giriamo lentamente l’angolo largo con Via Cavour. Ci muoviamo lenti come un pachiderma, dobbiamo tenere il nostro spezzone che mai come oggi è immenso. La cgil è davanti a noi. E dietro, e ai lati, ovunque. Ci controlla e ci reprime senza ancora muovere un dito. Pero ora siamo tranquilli.
Parte la carica cazzo!
Non capisco perché, nessuno di noi la capisce, ma parte la carica.
Il servizio d’ordine della cgil è sveltissimo, tirano fuori dal furgone decine di Stalin, senza neanche uno straccetto rosso attaccato sopra. Prendono a bastonate i compagni in ordine sparso che sono davanti a loro e quelli che gli si fanno sotto.
Si apre un varco, subito. Una piccola terra di nessuno.
Che resta tale.
Brutto segno.

Noi siamo qualche metro indietro, l’onda del contraccolpo che di solito travolge uno spezzone, se non l’intera manifestazione, dopo una carica, non arriva. Restiamo compatti, serriamo i cordoni, aumentiamo gli slogan e cerchiamo di non far scappare nessuno dalle nostre fila, neanche i ragazzini, neanche quelli che sono dieci cordoni dietro. Noi siamo il primo cordone adesso, subito dietro lo spezzone della cgil. I compagni sparsi dei cobas e dei centri sociali che erano di fronte a noi non si vedono più.
Cazzo!
Che fine hanno fatto ?!
Avanziamo ancora, il corteo, immenso, lunghissimo, prosegue.
Slogan, scritte sui muri contro Amato e il sindacato, contro la polizia e il Pds. Tanta rabbia, la situazione è tesa ma si va avanti, Guardati a vista dai mastini della Cgil.
Noi autorganizzati siamo migliaia, loro altrettanto.
Superiamo compatti e preoccupati la Basilica di Santa Maria Maggiore ed entriamo in via Merulana.
Scatta la trappola.
Dietro di noi la Cgil fa il vuoto e lascia entrare compatta la Digos e polizia e carabinieri in mezzo al corteo. File di sbirri alle nostre spalle e davanti a noi. Ci hanno spezzato, cazzo!
Ingenui, non siamo riusciti a capire quello che ci preparavano contro. Non avremo potuto comunque evitarlo, penso nella mia testa. Siamo solo studenti medi. Gli universitari e i centri sociali son tutti a Piazza San Giovanni a dar battaglia al palco dei sindacati.
Quei pochi che erano fra noi, a guardarci le spalle, son spariti. Cazzo.
Tira una brutta aria.
Do’ ordine di dividere il cordone a metà, far sfilare gli studenti dietro di noi e ricompattarci alle loro spalle, davanti alla polizia.
Cosa difficile da fare, per chiunque, figurarsi per tanti di noi con poca esperienza di servizio d’ordine. Urlo, urliamo. Gridiamo tutti così tanto che gli altri studenti, i nostri studenti, impauriti di per sé dalla situazione, seguono alla lettera le nostre indicazioni e avanzano veloci. Dietro di loro veloce arriva la polizia. Scattiamo, in un attimo di follia e rabbia e determinazione. Chiudiamo il doppio cordone di servizio d’ordine. Rimediamo qualche manganellata a cui rispondiamo con un po’ di calci e spinte. Ma senza rompere il cordone. Teniamo. Il cordone tiene e lo spezzone nostro, ora si tutto nostro si ricompatta. Fottute guardie e sfottuta cgil, non ci avete ancora spezzato del tutto.
La digos ora però è alle nostre spalle. Forte di centinaia di celerini e blindati che la proteggono. Senza mediazioni e senza nessuno a coprirci le spalle.
Noi siamo l’ultimo cordone, quello che dovrà tenere la carica.
I digossini son fomentati, ci prendono per il culo, ci ridono alle spalle, ci insultano, ci provocano.
Noi non rispondiamo, siamo superiori…
Continuiamo con i cori e cerchiamo di aumentare la marcia per arrivare in piazza prima possibile, per unirci ai nostri fratelli maggiori, gli autonomi.
Siamo rallentati davanti, da svariate file di carabinieri.
La visione è imponente. Siamo uno spezzone di migliaia di studenti, compresso da carabinieri e polizia.
Gli uomini della Cgil sono davanti e dietro gli sbirri, e ai lati in ordine sparso. Pronti a dar man forte alle guardie.

Parte la prima carica di alleggerimento fatta solo ed esclusivamente dalla Digos. Ci assaggiano, per così dire.
Son tutti in borghese, alcuni eleganti e altri sportivi. Non vedo donne fra loro. Sono un centinaio. Casco in testa e manganello in mano attaccano il nostro mega doppio cordone. Abbiamo i caschi ma pochi bastoni. Ci spezzano in due, tre, quattro parti. Ma riusciamo a restare in piedi.
Faccio partire un fortissimo “Digos boia!”. Reagiamo con la voce, calci e pugni. Ma è poca roba di fronte alla loro forza.
Per fortuna non affondano con la carica.
Ci lasciano reagire, ci hanno solo assaggiato.
Ci riorganizziamo, riformiamo il cordone e ci giriamo verso di loro.
Marciamo all’indietro quindi. Per guardarli in faccia e insultarli anche noi, vada come vada.
Invito tutti a resistere, la carica sta arrivando ma dobbiamo tenere il cordone per non proteggere il nostro spezzone. Ci sono studenti giovani e inesperti grido, dobbiamo proteggerli, cazzo!
Partono i lacrimogeni ad altezza d’uomo e di donna, ad altezza studente, per la precisione.
Uno mi prende alla coscia, di striscio. Ma non solo il solo ad essere colpito. La Digos si apre e fa passare i blindati e la celere.
Ci travolgono e ci mandano a terra come birilli, cazzo.
Il nostro condone è frantumato, disperso. Non vedo più nessuno.
Crollo sopra un gruppo di ragazzine che urlano mamma, e piangono.
Senza retorica, ancora oggi posso sentire le loro voci nelle mie testa, e i loro volti pieni di sangue e lacrime.
È una mattanza. Ci massacrano senza pietà, ovviamente.

Non mi sono fatto niente, cazzo! Lasciatemi andare su! Grido a Marilù e al Teschio. Dopo aver vomitato acido riesco a rialzarmi e a vagare fra la nebbia dei lacrimogeni. Altro che Avalon…
Devo ritrovare gli altri, dobbiamo riformare il servizio d’ordine e andare in piazza, cercare una vendetta a questa infamia, a questa trappola della cgil, cazzo! Questo grido al Teschio e ai pochi che vedo distrutti davanti a me.
Mi tocco la testa e c’ho un mucchio schifoso di sangue e capelli e terra fra le mani. Cazzo, mi hanno rotto la testa, penso.
Marilù e il Teschio mi costringono a salire sull’ambulanza, che è un po’ la mia salvezza…la digos sta arrestando un po’ di gente e visto che mi avevano già puntato tornano alla carica. Arrivano due infermiere dell’ambulanza ma sembrano titubanti, sembrano più giovani addirittura di me, e sicuramente di cariche ne hanno visto meno del sottoscritto. Per fortuna mi salva un cazzo di infermiere baffone, che potrebbe ricordarmi il Vecchio dei tempi d’oro. Mi fa cenno di accasciarmi e mi prende sottobraccio, mi fa salire sull’ambulanza, chiude svelto le porte e via, accendono le sirene.


La foto è pubblicata da pochi giornali, pochissimi.
Fulvio Vento è a cena coi suoi uomini in un noto ristorante della capitale, tanto offre la cgil, orgoglioso delle botte che hanno dato a tanti ragazzini e tante ragazzine.
Mentre gli altri suoi sbirri scappavano lontano, in un’altra piazza di fronte alle cariche degli autonomi.

Ramingo














Un cazzotto a Veltroni

— Inviato da ramingo @ 10:05

 

Ieri sera mentre guardavo Veltroni in tv che sgridava Berlusconi perché ha minacciato di sgomberare scuole e università con la polizia mi è venuta in mente una cosa.Mi son ricordato di quando alcuni anni fa stavo ascoltando una trasmissione mattutina di Radio Onda Rossa, molto seguita, molto famosa. Gestita da due compagni, molto seguiti, molto famosi. E mentre commentavano una delle tante cazzate compiute dal buon Uolter durante la settimana appena trascorsa, uno dei due disse ironicamente che per le cose talmente assurde che il buon Pinocchietto Uolter diceva non sapeva se avrebbe voluto dargli un abbraccio o un cazzotto! L'altro compagno commentò che varebbe voluto sicuramente dargli un cazzotto. E anche io commentai lo stesso ad alta voce, solo nella mia stanza.

Ora, vedendolo ieri sera difendere timidamente e strumentalmente le occupazioni e le lotte nel mondo della scuola e delle università, pensando e ripensando agli sgomberi da lui diretti, ordinati, cogestiti, ispirati o comunque di cui si è reso complice fin da quando era segretario della FGCI alla fine degli anni '70...beh...ho scoperto che, anche se sono passati anni da quella trasmisione, ho ancora voglia di dare un cazzotto a Veltroni!!


La Crisi ?!

— Inviato da ramingo @ 11:27

I primi tempi le persone non sapevano credere.

Impararono a farlo quando la piccola crisi le colpì, come uno schiaffone.

Adesso si che credono!

Credono che la crisi sia vera, e credono che non ne usciranno da sole, individualmente.

Senza lottare.

Meditate gente, meditate.


lo schiaffone

— Inviato da ramingo @ 10:34

Ieri sera mi è successo di vedere una storia assurda.

Ero seduto sull'autobus 90 e tornavo dalla lezione di kung fu.

Era la quarta volta che prendevo il 90 nell'arco della stessa giornata. Precisamente tornavo dal Tufello, che, per chi assurdamente non lo sapesse, è un noto quartiere popolare alla periferia nord est di Roma. Una vecchia borgata

Erano le 11 di sera e ovviamente l'autobus era praticamente vuoto.

A piazza Sempione salgono tre tipi. Due di questi sembrano amici, non hanno neanche venticinqueanni e sono mingherlini, accento fortemente meridionale, azzerderei pugliese, ma non sono sicuro. Un terzo è più grande di un paio d'anni, un mezzo palestrato. I due si avvicinano al tipo dopo che erano saliti separatamente e si erano seduti in posti lontani. Uno dei due mingherlini lo saluta e gli dice se si ricorda di lui. Il terzo gli dici di si. Il mingherlino gli chiede se ora vive a Roma, se studia alla Sapienza per caso, se si è trasferito qui da Firenze. Il terzo risponde affermativamente. Il secondo mingherlino non parla.

 Il primo mingherlino gli chiede dove sta andando.

Il terzo gli dice che va a bersi una birra dalle parti di San Lorenzo, lì vicino.

Il primo mingherlino lo invita a bere una birra con loro.

Il terzo gli dice che va bene, deve fare una telefonata e avvertire che arriverà 10 minuti in ritardo

Il primo mingherlino gli chiede chi deve avvertire.

il Terzo gli dice che deve chiamare la sua ragazza.

Il primo mingherlino gli chiede chi è la sua ragazza.

Il terzo gli risponde che la conosce, dai tempi di Firenze.

E il primo mingherlino gli chiede se è la tipa..l'attrice..??

Si certo, gli risponde il terzo.

il secondo mingherlino ridacchia a leggera distanza...

Il primo mingherlino gli chiede se è una storia seria allora...se si sposeranno... 

Il terzo gli risponde che no, dai, non è una storia seria...

 Allora, con un fare strano, sospetto direi, anomalo, il secondo mingherlino gli dice che ora loro due si siederanno adesso e poi scenderanno insieme per prendere il tram direzione San Lorenzo

I due tipi mingherlini si siedono uno di fronte all'altro e parlano a bassa voce e ridacchiano, guardano il terzo di sottecchi, come si usa dire..

Il terzo, con la faccia un po' incazzata, gli chiede se stanno parlando della sua ragazza per caso

Il primo mingherlino risponde a mezza bocca..dice di no..ma non da' una risposta convinta e continua a ridacchiare con il suo amico, secondo mingherlino.

Il terzo sembra sempre più incazzato e gli dice che ha sentito che nominavano la sua ragazza..che se hanno problemi con lei lo dicano pure eh..senza tergiversare insomma..

i due mingherlini continuano a ridacchiare

Il terzo li invita a scendere dall'autobus. E' la loro fermata dai, scendiamo, dice deciso.

I tre tipi scendono, e subito il terzo ammolla uno schiaffone a mano aperta sulla faccia del secondo mingherlino, tanto forte che sembra rimbombare. Un suono preciso pari pari a quello che un compagno produsse con uno schiaffone dato a un fascio 10 anni fa durante un corteo a prati...

il primo mingherlino accenna appena un "oh...ma perché?!"

e il secondo se ne resta fermo e immobile.

Il terzo si incammina sul marciapiede di via Nomentana direzione viale Regina Margherita, probabilmente per prendere il tram direzione San Lorenzo.

E i due mingherlini lo seguono, assurdamente cazzo! senza proferir parola

Io comodamente seduto su due posti incrocio lo sguardo del secondo mingherlino. E' lui che mi guarda.

Spaurito, stranito, sorpreso.

il 90 riparte mentre i tre si incamminano in fila indiana su via Nomentana.

Il terzo si accende una sigaretta, gli altri due lo seguono camminando a testa bassa. 

 


Il viaggio

                                                            

Il viaggio

 

Sono a Belfast

Il cielo sopra di me è attraversato dagli elicotteri

La sua aria è impregnata dai gas lacrimogeni

Cammino per Falls Road

Incrocio un bambino, ha le mani

Sporche di Terra e il viso colorato

Mi chiede qualche penny

Una ragazzina, forse sua sorella maggiore

Una sigaretta

Gli sorrido e riprendo a camminare

Bandiere e Murales

Ai lati della strada

Soldati

Ne occupano lo spazio

Un paio di Brits mi si avvicinano

Mi chiedono chi sono, da dove vengo

Gli rispondo continuando a camminare

Incontro un amico, entriamo in un pub

Beviamo una Stout e parliamo di calcio

Sono a Belfast

Città di guerra

da oltre 25 anni

Qui la gente non ti guarda nel portafoglio

Sa vedere ancora nei tuoi occhi

Qui la gente vive ama e resiste

Qui la gente muore prima


Domenica pomeriggio d'Estate


 

Domenica pomeriggio d’Estate

 

l’amore,

come un soffio di vento

che accarezza la mia pelle

nelle sere d’estate

lascia il tuo profumo

fra i miei pensieri

e sa guardarli ,

e pensarli

e sa amarli.

Nei miei passi

mi segue

e lascia tracce che so vedere.

Il suo abbraccio

è quello dei caldi raggi del sole

e le sue lacrime

sono pioggia d’estate ;

tocca le mie parole

e smuove la mia mente

che libera di andare

viaggia nei campi delle fantasie

nei fiumi dei sogni

sopra le parole stupide di una poesia

ghiaccio di strada.

Al pari dei venti

diventa maestra, lunga donna

e io bimbo ! pugni chiusi

sotto il mento e gambe mai ferme

piccolo e forte di splendide mattine

assolate

di luce chiara

 

 

 

 

 


senza titolo

non c’era

nessun albero di limoni

vicino alla mia casa

sono cresciuto in fondo

a una via

dove andavo a giocare a pallone.

 fra siringhe e falsi sampietrini

 

 


"L'uomo è figlio del sogno"

“L’UOMO E’ FIGLIO DEL SOGNO”

 

Verrà il giorno

che sarò libero di decidere

e allora riprenderò la strada

limpido

sulla mia strada !

batterò il sentiero

della Rivoluzione,

ad occhi aperti.

verso mari senza colore

e colline di vino

su per sentieri di montagna

fra la gente che sa amare

seduta sull’odio

fretta d’oblio

solo, potrò disegnare

 

speranze,  fredde

sognate

scrivere e correre.

 

Domani

disseterò la mia anima

sotto i ruscelli

della montagna

 

Domani ! presto !

arriva !

sarò sorgente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


senza titolo

LA RABBIA ANTICA

 

DI QUESTI QUARTIERI

HA DISEGNATO UN CONFLITTO

SU QUESTE MURA CADUTE

CHE UN TEMPO ORMAI LONTANO

GRIDARONO LA PAURA

E LA RABBIA DI VIVERE

DI GIOVANI SENZA NULLA

 

OGGI CHE NON PARLATE PIU’

E NON VI SONO PAROLE

DENTRO DI VOI

POCHI ANNI PASSATI

TUTTO ORA E’ COSI’ SILENZIOSO

 

COLORE SPORCO

CHE CADE COLPITO DAI FARI

 

SOLO FUMO DI VETRINE

 SMOG DI AUTO NUOVE

 

 

 PROLE DI MORTE

 

SPUTI SUI VIVI

FERITE DIMENTICATE

 

NESSUNA PRATERIA

 BRUCIA PIU’


A Belfast. Simona

A BELFAST. SIMONA

 

Dove sei

frugo nei vicoli del cuore

batto i sentieri della poesia

provo a perdermi nel

profumo del tuo seno

invano

mi muovo

salgo sulla macchina del tempo

alla ricerca del mio passato

attraverso la statale

e ti cerco in un pub

ma tu non ci sei

da nessuna parte,

del mio corpo

in nessuno luogo

in nessun dove

che scrivo ? !

è possibile che ti abbia persa

dimenticata..

 

eppure solo ieri

ti seguivo ovunque

e leggevo la tua pelle

 

eppure solo ieri

ti dimenticavo

 

 

 

 

 


Agosto.Notte senza dormire

AGOSTO. Notte senza dormire

 

piove

leggo ancora

mentre fuori

piove.

Diritto in piedi,

nudo sul marmo che

gela i miei piedi

di notte

Leggo le tue parole

Sono pieno di te

e sicuro

e tranquillo

quasi felice.

mangio poco, solo dei mirtilli

dolci, di quel bosco che tu ami tanto

l’acqua, fresca di domani

voglio aprire la mia anima alle tue braccia

ho un po’ paura

di certe parole

ma tu non te ne avvedere.

Stringila forte

e non lasciarla mai

tremare

cullala

come fosse una bambina

che ha tutta la vita davanti a sé

e che già sogna

e che già vede

le cose del mondo

che domani forse

potrà solo

disegnare

seduta dietro una finestra di cornici,

finte

nascosta da flussi di plastica

corporea

È bellissima questa pioggia

e il vento freddo che la porta.

Accende l’Estate

 

 

 

 

 


Valerio

VALERIO

 

Nel silenzio lasciato dal tuo nome

rileggo i miei pensieri 

 

non li ho dimenticati

 

non ho dimenticato

le parole di quell’amico

che mi parlavano di te

per la prima volta.

non ho dimenticato quel manifesto

con su scritto il tuo nome

per le vie del mio quartiere

e tutti noi sotto casa tua

a gridare la tua vita !

 

tremo, ti penso :

giovane sconosciuto amico

nessun sacrificio è vano, mai

ora lo so

è solo reso più duro a morire

perché portato dal vento

nel tempo

fra la gente.

 

Ti ricordo su quella foto

su quelle parole

e all’improvviso

non provo freddo né paura

rabbia

coraggio

voglia di urlare

e cantare

e mille mani che battono

e mille pugni

che si alzano verso il cielo

 

vibra quel nome !

 

lucida foto di gruppo

sfumata di aliti

 

lame di pensiero

vive

nei miei giorni di rabbia

 

 

 

 

 

 

 

 


senza titolo

prova

 

prova a sederti su una sedia della tua casa

potrai essere

su uno scalino di campagna

 

prova a leggere pagine di poesia

e ascolta

intorno a te il silenzio

di una calda notte d’estate

vano sarà ogni desiderio

finito

quella promessa l’hai già

                            dimenticata

sogna

e prova solo a sdraiarti a terra

e guarda in aria

 

il silenzio

intorno a te

 

dentro di te

non c’è nessuno

 

vivi

sull’onda di sussurri

in questa magica notte

di sogni e corse

acqua sul tavolino

un libro fra le tue mani

non temi di morire

non più solo

 

 

 


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