No alla riapertura dei manicomi! No all’elettroshock!

E così ci riprovate, maledetti.

Di nuovo, maledetti.

Volete riaprire manicomi e ricominciare a fare l’elettroshock, se mai avete smesso di farlo. Maledetti.

Ma stavolta non sarà facile, per voi.

I tempi sono cambiati, le coscienze sono tante e diffuse, le convinzioni profonde.

Non vi daremo tregua

Volete di nuovo internare le persone senza consenso. Avvelenandole definitivamente.

Ma non sarà facile.

Stavolta saremo in tante e tanti ad opporci, con rabbia, consapevolezza e determinazione.

Perché sappiamo cosa avete fatto. E abbiamo paura di quello che volete fare.

Ma questa paura non si trasformerà in panico, si trasformerà in coraggio e volontà di fermarvi.

Poiché non vi permetteremo di fare ancora più male alle persone che amiamo.

Anche a quelle che non amiamo, a quelle che manco conosciamo.

La commissione affari sociali della camera ha approvato la proposta del deputato psichiatra fascista Carlo Ciccioli che, in sintesi, svuota di ogni senso la legge 180 e sancisce la riapertura dei manicomi sotto mentite, ma manco troppo, spoglie.

Poiché Ciccioli e i parlamentari che hanno approvato questo disegno di legge conoscono bene la situazione reale presente nel nostro Paese: conoscono il dolore, la rabbia, la paura, la disperazione di tanti familiari e amici e amiche che soffrono per le persone care, distrutte due volte: dal disagio e dall’abbandono. Da cure che uccidono.

A volte, come famigliari e amici, si riesce a denunciare l’assenza di adeguati percorsi di cura per le persone che si amano. Ma spesso si vive nel silenzio e nella rassegnazione. Ci si affida al caso.

Abbandonati a sé stessi.

Quello che si chiede, da decenni ormai, non sono luoghi di internamento ma possibilità concrete di percorsi terapeutici-riabilitativi nel rispetto della dignità umana, delle relazioni sociali.

Ma questi maledetti parlamentari sanno bene che nessun percorso di cura è possibile senza la costruzione di un rapporto di fiducia tra chi cura e chi deve ricevere cure e rispetto umano. E questo rapporto non si costruisce con la coercizione e la privazione della libertà, ma con servizi territoriali ricchi di risorse e umanità e con un sistema sociale capace di accogliere e comprendere, rispondendo ai reali bisogni che le persone in difficoltà esprimono. Servizi territoriali e percorsi di reintegrazione in un tessuto sociale, in una collettività, attraverso centri diurni e presidi sociosanitari ove famiglie e amici e amiche siano alla pari, in relazione con medici e assistenza per l’obiettivo dell’inclusione e non della discriminazione, esclusione, imprigionamento della persona.

Volete riproporre sistemi di internamento attraverso l’istituzione del “trattamento sanitario obbligatorio prolungato senza consenso” della durata di sei mesi rinnovabile.

Scrivete che “tale trattamento può essere effettuato anche in strutture diverse da quelle previste per i pazienti che versano in fase di acuzie, quindi anche in strutture private accreditate”.

Ovvero le nuove cliniche psichiatriche convenzionate: i moderni manicomi.

Fra le tante e grandi cose ottenute dai movimenti di lotta degli anni ’70, a diversi livelli, ci fu la richiesta di chiusura dei manicomi, ottenuta poi grazie alla legge 180 che mai e poi mai, come sappiamo è stata ovviamente pienamente applicata. Il cosiddetto diritto alla salute mentale non è garantito su tutto il territorio nazionale e per tutte le persone e cosa ancor peggiore in tutti questi anni, seppure in modo subdolo si sono riaperte strutture che assomigliano ai vecchi ospedali psichiatrici e troppo spesso l’unica risposta sono i farmaci che anestetizzano, annientano, riducono allo zero la persona in difficoltà. E in questa voluta e decisa, dalle istituzioni, scelta di degrado e abbandono in cui vengono lasciate persone in difficoltà psicologica, famiglie, amici e amiche nasce l’idea mostruosa: torniamo ai manicomi!

Ma chiamiamolo in altro modo, ovviamente.

Inutile spiegare con il dialogo a psichiatri e parlamentari che la cosiddetta cura e reintegrazione nel vivere sociale delle persone con sofferenza mentale passa attraverso un percorso di liberazione sociale, culturale, umana, affinché non solo i diritti vengano restituiti contro ogni privazione della libertà e violazione della dignità umana, ma nasca un progetto di vivere comune attraverso la solidarietà e l’amore e non l’odio per chi è diversa\o.

Allora, come sempre, non resta che la lotta.

Non permetteremo la riapertura dei manicomi e l’uso dell’elettroshock.

Non vi daremo tregua, maledetti.

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