LIBERTA’ IMMEDIATA PER FRANCESCA E SIMONE! LIBERTA’ PER CHI LOTTA!

Giovedi 19 novembre la Magistratura romana ha mostrato ancora una
volta il suo vile volto reazionario e intimidatorio: ha negato i
permessi lavorativi a Francesca, occupante della 8 Marzo di Magliana.

Dopo 17 giorni passati in tre carceri diversi (Rebibbia, Civitavecchia
e Perugia) e dopo quasi due mesi di arresti domiciliari, il GIP Cecilia
Demma ritiene di dover negare i permessi lavorativi a Francesca con
motivazioni odiose, false e contraddittorie:

Le viene negato il permesso lavorativo perchè, in base al quadro emerso
dall’inchiesta, viene considerata "persona non idonea a lavorare con il
pubblico", in particolare con le "cosidette fasce deboli".

La GIP, inoltre, motiva il respingimento affermando che si tratta di
una “misura concessa in casi particolari”, mentre questa stessa misura
è stata invece concessa solo qualche giorno fa ad un altro occupante la
cui posizione nell’inchiesta è molto simile a quella di Francesca.

Infine la sentenza afferma che il luogo di lavoro di Francesca è
"difficilmente controllabile", quando in realtà si tratta di una casa
famiglia con indirizzo noto alla magistratura e alle forze dell’ordine

Appare chiaro come i Giudici utilizzino la discrezionalità delle misure
cautelari con intenti punitivi, come arma rispondente a precise
indicazioni politiche.
Insieme a questa negazione della libertà per Francesca la Gip Demma e
la Pm Lionetti continuano a negare la riduzione delle misure cautelari
anche per Simone che dal 14 settembre scorso si trova agli arresti
domiciliari con il divieto di vedere persone che non siano i suoi
familiari diretti e con l’impossibilità perfino di poter usare telefono
e internet. A queste pesanti restrinzioni solo ultimamente è stata
fatta una deroga: la possibilità di uscire due ore solo ed
esclusivamente per mansioni di supporto alla anziana nonna con cui
Simone vive, senza poter parlare con nessuno.
A causa di queste restrinzioni alla libertà personale Simone ha perso il lavoro precario che aveva.

È ora di dire le cose come stanno:
Francesca è una operatrice sociale di una cooperativa che da anni si
impegna per migliorare le pessime condizioni di vita di chi è recluso/a
e di cui le recenti cronache ci hanno dato una triste conferma. Simone
è un lavoratore precario costretto a cambiare lavoro ogni mese e ad
affrontare lunghi periodi di disoccupazione.
Francesca e Simone sono occupanti della "8 marzo", una ex scuola di
proprietà comunale, abbandonata per oltre 20 anni al peggiore degrado.
Francesca e Simone, insieme ad altre decine di persone senza casa,
hanno occupato quella scuola, l’hanno ristrutturata con i soldi del
proprio stipendio e con le iniziative sociali di sottoscrizione
popolare fatte alla luce del sole. Francesca e Simone hanno poi aperto
al quartiere quella Casa Occupata, trasformandola anche in uno spazio
di organizzazione contro l’emergenza abitativa nel territorio, contro
il razzismo, con degli spazi sociali come la palestra popolare e il
laboratorio teatrale. Francesca e Simone sono anche militanti del
Centro sociale "Macchia Rossa" che da anni si batte nel quartiere
contro gli sfratti e gli sgomberi, che ha organizzato una ciclofficina
popolare e mille altre attività assenti in un quartiere abbandonato
dalle istituzioni come è la Magliana.
Francesca è una militante del movimento femminista che si è battuta con
forza, insieme ad altre donne del quartiere, contro la chiusura del
Consultorio della Magliana, e che conduce ogni giorno battaglie
politiche culturali insieme alle donne del quartiere e della città
contro il sessismo e il maschilismo imperanti.

Francesca è una compagna che agisce con un approccio di genere partendo
dal presupposto che la realtà è radicalmente sessuata e che donne e
uomini la sperimentano in maniera diversa. Per questo il suo percorso
politico dentro la 8 marzo e a Magliana è stato anche una continua e
quotidiana lotta contro i rapporti di potere che sono alla radice delle
disuguaglianze sociali fra i generi. Smascherando le forme più o meno
latenti del machismo diffuso, Francesca ha così sempre lottato contro
gli stereotipi vecchi e nuovi che esprimono e legittimano il
patriarcato.
Per contrappasso, il ritratto di Francesca tratteggiato dalle croniste
del quotidiano Il Tempo sembra ricalcare i più frusti luoghi comuni
della fiction televisiva e letteraria più becera, divenendo l’emblema
della criminalità femminile: dietro l’apparente dolcezza,
quest’efferata criminale capeggerebbe difatti con ferrea determinazione
e lucido calcolo una banda di malfattori soggiogati. Attraverso di lei,
vengono così stigmatizzati i percorsi individuali e collettivi di
protagonismo politico di quelle donne che non intendono assumere il
ruolo dell’abnegazione silente e della dedizione caritatevole,
destinato alla soggettività femminile nella sfera dell’impegno sociale.

Le decisioni maturate in sede giudiziaria lasciano pensare che la
dottoressa Demma e la dottoressa Lionelli, come le giornaliste del
quotidiano romano, siano fruitrici di questa letteratura passatista di
cui evidentemente sposano i valori. Difatti come spiegare altrimenti la
decisione di escludere solo lei da ogni permesso? Perché, a differenza
degli altri imputati, non sono state allentate le restrizioni alla
libertà di Francesca?

Le accuse vergognose di associazione a delinquere e di estorsione che
sono state rivolte contro di loro sono assolutamente false e servono
solo a screditare la figura di militanti che da anni sono impegnati
nelle lotte sociali in questa sempre più fascista città. Vogliono farli
passare per estorsori, criminali comuni, per poterli confinare così in
un angolo, togliendogli la dignità politica e sociale delle lotte che
portano avanti nel massimo riconoscimento del contesto sociale in cui
vivono.

Forse è questa la nuova strategia delle istituzioni: visto che non
riescono a reprimere le lotte sociali e a fermare i/le compagni/e li
criminalizzano, per farli apparire agli occhi dell’opinione pubblica
come pericolosi criminali comuni e non più come soggetti politici
pensanti impegnati ad aprire spazi di libertà.
Ora dietro a questa decisione della GIP c’è un ampio fronte di nemici
delle libertà sociali: In primis il Sindaco Gianni Alemanno con i suo
committenti, i vari Caltagirone, Bonifaci, Mezzaroma.
Poi i rappresentanti più ferocemente reazionari del suo schieramento
come Fabrizio Santori, consigliere del Pdl e presidente della
commissione sicurezza del comune di Roma e gli esponenti delle varie
correnti comunali e municipali come Marco Palma, Federico Rocca,
Augusto Santori, Piergiorgio Benvenuti, in guerra fra loro ma sempre
uniti nel condurre una vergognosa battaglia per chiedere lo sgombero
delle occupazioni e degli spazi occupati del territorio.
Tutti costoro, forti dell’appoggio governativo, trovano importanti
alleati in personaggi potenti che rimangono sullo sfondo come il
Generale dell’Arma dei carabinieri Vittorio Tomasone che ha condotto
gli arresti del 14 settembre e che oggi compare nella gestione
dell’affare Marrazzo costato già la vita ad un paio di persone. Nel
quotidiano l’inchiesta viene condotta da quasi un anno dal Maresciallo
dei carabinieri della caserma di Magliana Pietro Bernando che da due
anni minaccia, insulta, perseguita spesso anche con mezzi non leciti
gli/le occupanti della 8 Marzo insieme alla P.M. Santina Lionetti che
pur di compiacere i militari dà credito ad un’inchiesta vergognosa e
totalmente falsa contro Francesca, Gabriele, Simone, Sandrone, Sandro e
Michele, tratti in arresto lo scorso 14 settembre.

Un fronte ampio e ben organizzato che va dalle forze dell’ordine alla
magistratura, dai giornalisti ai consiglieri del Pdl fino ai
palazzianari che uniti hanno cercato di schiacciare nel fango uno
spazio di lotta e di libertà come la 8 marzo e che hanno sgomberato
l’Horus, il Regina Elena, che criminalizzano gli studenti che occupano
le scuole e l’università, che scatenano campagne razziste contro rom e
lavavetri, che stanno ridisegnando una città razzista, violenta,
sessista, omofobica e asservita al volere degli speculatori di sempre.

La storia del tentato sgombero della 8 Marzo e dell’arresto di 6
compagni cade non a caso in un momento in cui, per chi in Italia
pratica percorsi organizzativi delle lotte sociali, il clima è divenuto
pesante. Ne sono un esempio i processi sugli eventi del G8 di Genova
del 2001 che hanno visto pesanti condanne ai danni di 11 manifestanti e
assoluzioni totali o quasi per le forze dell’ordine che hanno attuato
una repressione feroce che ha prodotto migliaia di feriti e la morte di
Carlo Giuliani. Oppure come i numerosi casi che vedono compagni e
compagne arrestati/e o colpiti/e da provvedimenti amministrativi
fascisti della Questura, come il famigerato articolo 1, secondo il
quale si può essere considerati sorvegliati speciali e dunque essere
costretti a limitazioni assurde come l’obbligo di dimora nella stessa
casa dalle 21 alle 7 o l’impossibilità di accompagnarsi con più di tre
persone contemporaneamente.

Infine, come non citare il gravissimo episodio di violenza padronale
consumato all’Agile –ex Eutelia- azienda, condotta al fallimento, dove
quasi 2000 lavoratrici/ori dopo essere stati messi in mobilità sono
stati anche aggrediti da una squadraccia prezzolata guidata dall’ex
amministratore Landi durante un presidio nel loro posto di lavoro.
Avvenimenti molto diversi tra loro ma che hanno in comune la
repressione di forme di lotta sociale.
La crisi economica, al di la delle dichiarazioni dell’establishment,
sta producendo un numero enorme di licenziamenti e cassaintegrati il
che, unito ai continui tagli ai servizi (scuola, università, sanità),
sta creando un impoverimento di vasti settori della popolazione
italiana. In questa situazione sono già emerse, durante l’estate e
l’autunno forme di resistenza e conflittualità sociale. Ovviamente
questo di per sé non compromette la pace sociale necessaria a far
uscire i padroni indenni dalla crisi, ma ha una potenzialità che in
qualche modo disturba e preoccupa. In questo senso ci spieghiamo anche
diversi provvedimenti legislativi assunti dal centrodestra in questi
ultimi tempi: dalle limitazioni al diritto di sciopero, al tentativo di
limitare le manifestazioni a Roma, fino al pacchetto sicurezza.
In questa situazione il movimento di lotta per la casa, a Roma, pur nei
limiti e nelle difficoltà, riesce ancora a prendere l’iniziativa.
Questo fa sì che un etereo spettro di organizzazioni delle lotte
sociali si aggiri per l’urbe e questo è sufficiente alla giunta
Alemanno affinché gli dichiari guerra. Dichiarazione avvenuta il primo
settembre con lo sgombero dell’ex Regina Elena, seguito poi dallo
sgombero di Via Salaria e dal tentato sgombero della 8 Marzo durante il
quale sono stati tratti in arresto Francesca, Giobbo, Simone, Sandro e
Sandrone.

Certo è una guerra condotta facendo due passi avanti e uno indietro ma
indubbiamente non amano pensare che Roma sia una delle ultime città
d’Europa dove ancora vengono occupati stabili abbandonati. Di per sé
questo non è sufficiente a muovere una guerra nel nome della legalità;
evidentemente la spinta propulsiva a questa offensiva la fornisce chi
ha degli interessi concreti, materiali ed immediati legati agli stabili
occupati e alle zone circostanti. Nel caso dell’ex Regina Elena ciò è
evidente dalle dichiarazioni del Rettore e dallo stato avanzato dei
progetti (nonostante lo stop della sovrintendenza ai beni culturali).
Nel caso dell’ex scuola 8 marzo queste motivazioni sembrano, se non
meno chiare, almeno meno urgenti. Quello che è noto è che da poco è
stato rinominato lo staff dirigenziale dell’ex Sviluppo Italia che ha
sempre avuto interessi speculativi sull’immobile di via dell’Impruneta
51. Tra i nuovi dirigenti risulta esserci nientemeno che Caltagirone.
Il loro progetto, ancora in una fase iniziale, è di demolire lo stabile
e di costruire al suo posto un enorme parcheggio giustificato dal nuovo
collegamento, in via di discussione, di una funivia che colleghi le due
sponde del Tevere. Questo progetto uscito fuori dal cilindro di
Veltroni già più di due anni fa (e allora aspramente criticato da
Alemanno e dalla destra) ha riscosso e riscuote tuttora i consensi del
Partito Democratico
ed ora sembra essere rilanciato in sordina dal centrodestra romano. Del
resto la torta è abbastanza grande da poter garantire una fetta a
tutti. Sembra chiaro che in un periodo di crisi in cui il mercato
immobiliare subisce una (leggera) flessione, i signori del mattone
devono cercare altri investimenti per far tornare i conti dei loro
profitti e quale occasione migliore se non quella di una speculazione
su un bene pubblico come una ex scuola del Comune? O come quella sulla
ex Fiera di Roma? O come il nuovo stadio della A.S. Roma con annessi
palazzi residenziali e centro commerciale da costruire su terreni a
destinazione agricola ancora una volta in deroga al già vergognoso
Piano Regolatore? E’ chiaro che quelle forze politiche che sono al
governo della città e quelle che sperano di tornarci fanno a gara per
cercare il consenso dei palazzinari, veri padroni di Roma. Questi sono,
a nostro avviso, alcuni degli elementi che concorrono a far luce sul
perché alcuni compagni e una compagna accusati di niente vengono
privati della loro libertà per mesi.

Non facciamoci intimidire dalla repressione, non restiamo in silenzio: estendiamo le lotte sociali contro la crisi!
Libertà per Francesca, Simone e gli altri occupanti della ex scuola 8 Marzo!

Comitato d’ Occupazione Magliana
Centro Sociale Macchia Rossa
Ciclofficina Macchia Rossa

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