Cosa mancava? mancava la rabbia! Recensione di “Non dimenticare la rabbia” scritta da Fabrizio Gabrielli

Ci son stati, e non mi
vergogno ad ammetterlo, giorni freddi e lontani in cui ho accompagnato
Gionata in libreria. Gionata, che era amico mio e portava – credo
ancora porti – quell’epiteto con disarmante nonscialanza, varcava la
soglia della libreria poche volte l’anno, e solo per espletare la sua
personalissima missione. Aveva pure un nome, Missione Cinquantuno, e
consisteva, in soldoni, nello strappar di trafugo la pagina numero
cinquantuno a certi libri. Non importava che gli piacessero o meno, che
fossero libelli tascabili o tomi enciclopedici, illustrati o mal
rilegati. Estraeva dalla pila, sfogliava, s’accertava che nessuno lo
guardasse e tac, strappava pagina cinquantuno.
Ora s’avvicina
Natale, e Gionata va a finire che lo rivedrò per le feste.  Dovrei
fargli un regalo, forse, mi son detto, e memore di ciò che sempre
ripeteva – i libri non si regalano per Natale! va bene qualsiasi altro
giorno, ma a Natale no! – gli comprerò, credo, proprio per farlo
contento, un libro. Perché vedete, io son mica d’accordo con Pennac
quando dice che i libri Dio ce ne scampi e liberi da chi li
impacchetta, che ognuno dovrebbe potersi scegliere le letture che
vuole, che esiste il diritto a non leggere. Gionata non cell’ha mica,
il senso del discernimento. Non sceglie da sé nemmeno le cravatte da
indossare o il profumo con cui cospargersi, per dire. È la smentita
ufficiale ad ogni common-place. 
 Per questo, legandomi come Ulisse
al vello dei caproni che in questi giorni affollano una delle librerie
della mia città, Civitavecchia – e badate bene che la libreria si
chiama Odissea, in un’eclatante continuità metaforica – mi sono
avventurato tra pile di Twilight La Saga e brunovespiche mellifluità
alla ricerca del regalo perfetto.

In libreria, sotto Natale,
incontri persone che non hai mai incrociato, in libreria, se non a
Natale. Ed è stupefacente la sensazione d’imbarazzo racchiusa in un
come mai da queste parti?, ché ti dovrebbero risponder male, a
comprendere la boutade, ed invece mah, allargano le braccia, sollevano
le spalle, come a suggerirti beh, è Natale, siamo in libreria, che vuoi
farci?, la solita routine, il solito trantràn.

Ho sentito parlare d’un libro,
ultimamente, un libro che si chiama Non dimenticare la rabbia, che è
stato scritto da Marco Capoccetti Boccia ed edito da AgenziaX. Ho letto
anche la sinossi, sul web, e prima della sinossi m’ha colpito il
sottotitolo, di Non dimenticare la rabbia, che recita “storie di stadio
strada piazza”. Ho riflettuto a lungo sul legame imprescindibile che
sembra sussistere tra lo stadio e la strada, quella stadia profumosa di
bitume frammisto a sangue e incazzatura sociale, un legame aldilà della
consonanza, intendo, tanto che si potrebbe quasi arrivare a definir
‘stradio’ quel non-luogo borderline nel quale s’accumulano tutti
gl’afflati di rivendicazione, di rabbia mal sopita e mai metabolizzata
di certi eroi romantici dei nostri tempi.

A Gionata sarebbe piaciuto,
credo, Non dimenticare la rabbia, non foss’altro perché, tra le righe
della sinossi, brillavano d’iridescente e malsana pericolosità certe
parole, “sciarpe nascoste”, c’era scritto, “cinte alle mani”, ancora,
“linguaggio ruvido della strada”, nel libro di Capoccetti Boccia.

E mi sono immaginato la trama,
io, di Non dimenticare la rabbia, le avventure di quell’ultrà qualunque
che è un po’, se vogliamo, il perfetto ritratto di ogni golem pasciuto
a slogan e motteggiar bellico che s’aggira non solo la domenica per gli
stadi, ma pure il sabato alle manifestazione, il venerdì ai comizi, il
giovedì alle riunioni di condominio, il mercoledì sera in televisione,
a rivendicar la sua impossibilità a starsene racchiuso in un recinto
issato a colpi di ordine, e di disciplina, e di rispetto delle regole.

Che se ce la volessimo proprio
dir tutta, ecco, a volerle rispettare, certe regole, mi sarei dovuto
astenere, poi, dal parlar a casaccio di Non dimenticare la rabbia.
Perché dopotutto non l’ho letto mica, io, ancora, il libro di Marco
Capoccetti Boccia. Certa letteratura underground non la trovi, sotto
Natale, in una libreria dal nome omerico in centro città, a
Civitavecchia. Dove s’aborra la destabilizzante forza della voce fuori
dal coro. Dove mi son ritrovato a farmi impacchettare, alla fine della
fiera, una vecchia edizione del dickensiano Canto di Natale. "Ci furono
altri balli, giochi di società, ancora balli, e ci furono dolci, e ci
fu vin caldo, e ci fu un gran pezzo d’arrosto freddo, e ci fu un gran
pezzo di bollito freddo, e ci furono pasticci di carne tritata e birra
in abbondanza", c’è scritto, a pagina cinquantuno. Già me lo vedo
Gionata, intento a preoccuparsi per ciò che mancava, in quell’atmosfera
dannatamente natalizia, fottutamente rassicurante.

Mancava la rabbia.
Non dimenticarla mai, la rabbia, Gionata.
E buon Natale.

 Il link dove leggere la recensione:

 http://www.seroxcult.com/HOME/News_culturali/Mostre_di_arte_virtuali/BOOK/Non_dimenticare_la_rabbia_tp7_pg43_id9608.aspx

This entry was posted in Generale. Bookmark the permalink.